(2 Giu 07)
Il deficit della sanità? Non esiste! Basterebbe che le Asl campane, come nel caso della Sa1 di Nocera Inferiore, dismettessero gli sprechi di quaranta anni di gestione dissoluta e di colpo i farmacisti verrebbero pagati, gli ospedali si aprirebbero e i servizi di nuovi reparti verrebbero offerti ai cittadini.
La provocazione, ma non è affatto tale, arriva da Legambiente. Paolo D’Amore, dirigente nazionale dell’associazione ambientalista, parte dalla battaglia in difesa della collina di Santa Maria a Castello, fra Castel San Giorgio e Sarno, per aprire il dibattito e porre seriamente la questione. D’Amore prende spunto dal vecchio tubercolosaio di Trivio di Castel San Giorgio, da trent’anni in rovina, e denuncia: «La sanità campana è quasi alla bancarotta – dice D’Amore – L’ASL Sa1 non riesce ad aprire neanche il nuovo ospedale di Sarno ed addirittura non riesce neanche a pagare i farmacisti. É irrealistico e ingannevole pensare di riaprire il plesso di Trivio con funzioni legate alla salute. Anche perché Castel San Giorgio è circondato da presidi ospedalieri. In poco tempo è possibile raggiungere gli ospedali di Nocera Inferiore, Pagani, Sarno e Curteri».
Legambiente propone la vendita di questi beni della sanità regionale per creare occasioni di investimento. Ma quanti sono i beni dismessi della Asl Sa1? Tantissimi. A Sarno c’è il vecchio Villa Malta distrutto dalla frana. Sempre a Episcopio esiste l’ex nuovo ospedale che doveva aprire i battenti pochi giorni dopo il 5 maggio e che è stato abbandonato. A Pagani ci sono circa tre padiglioni, adiacenti l’ospedale Tortora completamente inutilizzati e abbandonati. Ed infine l’ex ospedale per tubercolosi di Trivio, oramai ricettacolo di rifiuti e tossicodipendenti. Un patrimonio che è costato milioni di euro ai cittadini, e che è ora fatiscente, abbandonato a se stesso, in rovina e che per recuperarlo avrebbe bisogno di altrettanti milioni di euro e non si sa per farne cosa. Un monumento al degrado e allo spreco, che però Legambiente non vorrebbe venisse abbattuto.
Sarebbe come aggiungere spreco allo spreco – dice D’Amore – Pensiamo al recupero e ad un uso coerente ai luoghi che ospitano le strutture». Per Trivio Legambiente un progetto lo ha e D’Amore non ne fa un mistero: «Innanzitutto riteniamo che il plesso debba tornare nella piena disponibilità del comune di Castel San Giorgio. I cittadini Sangiorgesi non possono più sopportare sul proprio territorio una sconcezza simile. Noi pensiamo che la collocazione strategica del plesso a ridosso dell’uscita autostradale dell’A30, il panorama eccellente ne facciano un posto ideale per la creazione di una struttura alberghiera. La Valle del Sarno è ricca di importantissimi siti ambientali, archeologici, religiosi. Purtroppo non riusciamo ad intercettare l’enorme flusso di visitatori che si spostano tra Pompei e Paestum per un problema di organizzazione, ma anche di carenza di infrastrutture». E sulla proposta di Legambiente il sindaco di Castel San Giorgio sembra pronto a ragionare. «Al momento la proprietà è dell’Asl – dice Andrea Donato – ma è chiaro che non possiamo più consentire uno sconcio simile sul territorio. L’Asl decidesse cosa fare compatibilmente con le proprie risorse finanziarie e noi siamo pronti a fare la nostra parte nell’interesse dei cittadini e del comprensorio».
Da polo d’eccellenza a discarica
Completato alla fine degli anni sessanta l’ospedale di Trivio, Villa Eleonora, fu un eccellente polo per la cura della tubercolosi diventando in poco tempo punto di riferimento per l’intera Italia meridionale. Con la scomparsa della malattia il nosocomio cominciò la sua decadenza fino ad essere abbandonato. Da quel momento, senza alcuna sorveglianza, cominciò il saccheggio. Porte, suppellettili, letti, materassi, servizi igienici, infissi, impianti idrici. Tutto fu rubato fino a che anche le mura hanno cominciato a cedere al passare del tempo. Poi negli ultimi anni personaggi senza scrupoli hanno cominciato ad utilizzare i suoi ventimila metri quadrati come discarica di materiali tossici ritrovati dai carabinieri e dalla guardia di finanza in più di un blitz. Poi fu la volta dell’amianto depositato lì dopo il terremoto dell’80 e poi ancora siringhe, lacci emostatici dappertutto, segno inequivocabile dell’uso che oggi si fa di quello che fu un ospedale costato fior di miliardi ai contribuenti.
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Tags: D'Amore, Donato
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